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Verucchio
Mentre il Museo di Riccione permette di gettare uno sguardo sulla valle del Conca e su una gran parte del territorio riminese dalle origini all'età romana, e quindi riguarda un settore geografico e temporale molto ampio, quello di Verucchio comprende reperti di una sola cultura, fiorita nella valle del Marecchia e soprattutto nell'area di Verucchio durante l'età del ferro, in un arco di tempo compreso fra il IX e il VII secolo avanti Cristo.
Si tratta di una cultura misteriosa e affascinante, detta "Villanoviana" dalla fine dell'Ottocento, quando i reperti che la riguardavano furono messi in rapporto con quelli trovati nel 1858 a Villanova di Bologna.
Una certa curiosità per i reperti "antichissimi" che affioravano nei dintorni dell'abitato di Verucchio viene segnalata fin dal XVII secolo. Nel Settecento e nell'Ottocento già si erano formate alcune raccolte, o "collezioni", di tali materiali, ma solo alla fine dell'Ottocento (1893) si ebbero i primi scavi regolari che portarono alla scoperta di numerose tombe ricche di corredi (acquisiti dal Museo di Rimini). L'indagine sul territorio, ripresa all'inizio degli anni sessanta del secolo scorso, non è ancora finita; fino ad ora sono state individuate quattro distinte zone sepolcrali sulle pendici e ai piedi del colle su cui sorge l'abitato di Verucchio, e sono state scavate più di cinquecento tombe che hanno fornito ricchissimi corredi funerari, con pezzi di una rarità assoluta. Una selezione di questi è conservata ed esposta nel presente museo, inaugurato nel 1985 e riallestito nel 1995 grazie all'impegno comune della Soprintendenza Archeologiea dell'Emilia e dell'Amministrazione civica di Verucchio, regolato nel 1993 da una convenzione fra Ministero e Comune.
La cultura Villanoviana è l'espressione di una popolazione, probabiimente di origine etrusca o fortemente influenzata dagli Etruschi, che nel IX secolo si è stabilita sulla collina (m.296) della valle del Marecchia, la più vicina al mare: un luogo facilmente difendibile, sulla pista che conduceva in Toscana attraverso il passo di Viamaggio, sul percorso dei mercanti dell'ambra che scendevano dal Baltico e in vista del mare, e che permetteva contatti commerciali con i centri costieri dell'Adriatico e dell'Egeo.
Il sito preciso dell'insediamento ci è ancora sconosciuto: forse coincide con lo sperone roccioso occupato dall'attuale paese, che domina il corso inferiore del Marecchia e tutta la pianura fino al mare Adriatico.
Invece ci sono parzialmente noti i sepolcreti; e grazie ai corredi funebri possiamo avere un'idea della vita di questa antica popolazione, la cui economia si reggeva sull'agricoltura, sull'artigianato e sul commercio, e che dominava il territorio compreso tra i fiumi Conca e Uso, fino al mare.
Il rito funerario caratteristico del villanovianoè ad incinerazione. Le tombe sono in genere costituite da pozzetti che contengono un ossuario di terracotta di forma biconica (spesso riccamente ornato) chiuso da una ciotola rovesciata, o da pozzetti in cui all'ossuario si accompagna un grosso dolio con il corredo funebre, o infine da fosse rettangolari contenenti in una grande cassa il cinerario avvolto in un manto, vasellame, mobilio, oggetti d'uso, armi, tessuti.
Il museo, che occupa tre piani di un ex convento agostiniano seicentesco, si apre con una sala detta "degli antenati" contenente nelle sue otto vetrine una serie di corredi tombaii del IX-VIII secolo a.C. provenienti in buona parte dal "Campo del Tesoro", la più antica delle necropoli verucchiesi, con tombe maschili e femminili assai ricche: vi spiccano fibule in bronzo e ambra, monili (anche d'oro), fusaiole e rocchetti, vasellame ceramico.
Successivamente, nel piano seminterrato, si incontrano le sale "degli armati" con vetrine contenenti prevalentemente tombe di guerrieri nel cui corredo appaiono morsi di cavallo, spade, punte di lance, asce, coltelli, oltre a oggetti d'ornamento e vasellame ceramico e bronzeo.
La successiva sala "del mantello" è caratterizzata da una vetrina in cui sono contenuti alcuni preziosi reperti di tessuto, provenienti da sepolture diverse, tra cui un grande mantello semicircolare in filato di lana.
"Quello di Verucchio è l'unico caso per l'Italia protostorica di abiti conservati pressoché integralmente e di cui sia possibile conoscere la forma, la materia prima utilizzata per il filato e per le tinture, le tecniche di tessitura" (P. von Eles).
Nelle altre vetrine sono disposti strumenti per la filatura e la tessitura, tombe femminili con ossuari interamente rivestiti di tessuto, monili,vasellame da banchetto, contenitori in fibre vegetali ecc.
Al primo piano spicca la sala "del trono", dominata da una grande vetrina che contiene la tomba 89 della necropoli Lippi (posta sotto la rocca) scavata nei 1972. È costituita da un grande cassone iigneo contente un corredo ricchissimo, con stoffe, armi (si notino i due elmi, uno con alta cresta bronzea e l'altro con cresta in setole), spille in bronzo, argento e oro, oggetti in legno.
Sul coperchio della cassa era posto un trono in legno, con borchie in bronzo e soprattutto con intagli raffiguranti scene di vita, straordinariamente ben conservato.
La tomba doveva appartenere a "uno dei più importanti membri dell'aristocrazia verucchiese, un uomo che ricopriva nella sua comunità ruoli complessi, un guerriero investito di responsabilità che andavano, oltre la sfera militare, estendendosi all'ambito sociale e religioso"(P.von Eles), vissuto alla fine dell'VIII secolo a.C.
Allo stesso periodo risale una tomba femminile scavata nei pressi sempre nel 1972 (tomba 47), appartenente a una donna di rango elevato, come dimostrano la quantità e la qualità di fibule in ambra e la bellezza dei tessuti. La ricchezza del corredo e il fatto che l'urna cineraria è bronzea e non, come comunemente, in terracotta, confermano l'ipotesi.
Una sala infine è dedicata all'area sacra individuata sul pianoro detto Pian del Monte, parzialmente scavata nel 1963 e nel 1971, in cui esiste un pozzo da cui provengono materiali ceramici e bronzei databili fra il XIII e il V secolo a.C., fra i quali risaltano frammenti di bronzetti di alta qualità e di fattura etrusca. Da una zona prossima a questo pozzo proviene poi un gruppo di scudi bronzei, di cui tre ricostruiti, che erano deposti uno sopra l'altro.
Gli scavi regolari alle pendici del colle di Verucchio continuano (nel sepolcreto sotto la rocca, dal 2005) e continuano i lavori di classificazione e di studio dell'abbondante materiale venuto in luce: il museo è perciò in continua evoluzione per accoglierli e valorizzarli con giornate di studio, conferenze e mostre tematiche di grandissimo interesse (si ricordano "il dono delle Eliadi;. Ambre, e oreficerie dei principi etruschi di Verucchio" nel 1994 e nel 2006 "il potere e la morte").
Testo tratto da:
Musei nella provincia di Rimini - Itinerari d'arte, storia e cultura
(Assessorati alla Cultura e al Turismo della Provincia di Rimini)