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Saludecio
Si tratta di un museo piccolo, ma di grande interesse per la qualità e la tipologia delle opere che custodisce, tutte provenienti dal territorio saludecese e quasi tutte di proprietà dell'attigua chiesa parrocchiale, dedicata a San Biagio.
Da un vestibolo che offre alcuni reperti archeologici si accede ad una sala in cui sono esposti dipinti, statue, reliquiari, suppellettili liturgiche, lampioni e mazze processionali provenienti dalla chiesa parrocchiale e dalle antiche confraternite laicali, che esprimono bene la religiosità della zona e nello stesso tempo fanno comprendere la grande importanza del paese nell'ambito della valle del Conca nei secoli XVII e XVIII.
Di grande pregio sono i molti calici d'argento e soprattutto i dipinti, fra cui sono da notare alcuni capolavori: il San Sisto papa e La processione del Santissimo Sacramento di Guido Cagnacci (1628), i Santi Antonio abate e Antonio da Padova di Giovan Francesco Nagli detto il Centino (c. 1650), La decollazione di S. Giovanni Battista di Claudio Ridolfi (c.1630).
La seconda sala è tutta dedicata al culto del protettore del paese, il Beato Amato (XIII secolo), il cui corpo è venerato nel cappellone di destra della chiesa parrocchiale. Argenterie seicentesche e settecentesche, quasi tutte di fabbricazione romana, caratterizzano la principale vetrina di questa sala, che contiene una grande quantità di ex voto "storici".
La terza sala è costituita dalla cripta della chiesa parrocchiale, un bell'ambiente semi-interrato in cui sono esposti antichi parati liturgici, statue devozionali di fabbricazione faentina e alcuni dipinti. Il "pannarone" sorretto da angeli esistente sull'altare maggiore della cripta si deve allo scultore riminese Antonio Trentanove, che fra il 1798 e il 1800 ha modellato tutti gli stucchi della chiesa. Quest'ultima è opera dell'architetto cesenate Giuseppe Achilli, e fu costruita fra il 1794 e il 1803.
Anche nella chiesa ci sono opere d'arte importanti: dal Martirio di San Biagio sull'altar maggiore, opera documentata del frate minore Atanasio da Coriano (1800), alla Madonna della Misericordia di Claudio Ridolfi (c. 1620) nel cappellone di sinistra, inserita in una grandiosa ancona barocca in legno dorato proveniente dal soppresso Oratorio del Rosario.
Testo tratto da:
Musei nella provincia di Rimini - Itinerari d'arte, storia e cultura
(Assessorati alla Cultura e al Turismo della Provincia di Rimini)