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Rimini
Per uno sguardo generale sulla storia antica e sull'archeologia di tutto il territorio della Provincia di Rimini sarà fondamentale la sezione archeologica del Museo della Città di Rimini, non appena verrà completamente allestita (si prevede entro il 2008).
È infatti costituita da migliaia di reperti che vanno dalla preistoria al tardo impero romano e che documentano e illustrano, rendendole "concrete", le vicende del popolamento e della civilizzazione del territorio dal Paleolitico al Medioevo. Naturalmente tutto o quasi tutto del patrimonio del Museo è di provenienza locale; i1 suo interesse tuttavia non è solo locale, come potrà verificare il visitatore della parte fin qui allestita, ricca di sculture, mosaici e ceramiche capaci di illustrare la vita cittadina nel II - III secolo dopo Cristo e di ricostruire molti tratti della civiltà che si è sviluppata nel mondo romano in tale periodo.
Quello di Rimini è un museo molto antico e molto ricco di opere, fondato proprio come "Galleria Archeologica" dallo storico e archeologo Luigi Tonini nel 1871-72 raccogliendo reperti da tutto il territorio compreso fra il Rubicone e il Conca.
Era stato allestito nella loggia sinistra del cortile della Biblioteca Gambalunghiana, quasi come appendice della Biblioteca civica; fu riallestito nel 1931 con particolare attenzione ai reperti della romanità al piano terra dell'ex convento francescano (accanto al Tempio malatestiano), completamente distrutto dalle bombe nel 1943-44. Fortunatamente quasi tutto il materiale era stato sfollato e si è salvato: ora ne è in corso l'ordinamento nei locali dell'ex collegio dei Gesuiti, dove ha sede il Museo della Città, che raccoglie tutto il patrimonio storico-artistico cittadino di proprietà comunale e statale.
La sua parte archeologica è più che raddoppiata nell'ultimo mezzo secolo grazie a ricerche regolari e ancor più a causa dei ritrovamenti dovuti al rinnovamento edilizio subito dalla città, che è stata quasi completamente distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Dal dopoguerra e specialmente dagli anni ottanta, oltre ad organizzare qualche sistemazione provvisoria e mostre temporanee, il museo ha svolto una apprezzata attività di formazione per i docenti, di didattica per le scolaresche, di divulgazione per il pubblico, di partecipazione a manifestazioni espositive nazionali, che è servita a tenere desta l'attenzione sul patrimonio archeologico rimimese.
Dal 1981 nel cortile intemo del museo è aperto al pubblico il lapidario romano, ricco di una settantina di iscrizioni databili fra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. che documenta le forme della comunicazione epigrafica della Rimini romana e informa su molti aspetti della vita pubblica e privata dal I secolo a.C. al IV secolo d.C.
Fin dall'epoca repubblicana di Roma la città, fondata nel 268 a.c. come colonia di diritto latino e promossa a municipio verso il 90 a.C., svolse un ruolo veramente importante tanto dal punto di vista commerciale che militare e politico, pienamente riconosciuto dai tempi di Augusto, come documentano chiaramente, del resto, due monumenti famosi e ben noti, di grande mole e bellezza, l'arco d'Augusto (27 a.C.) e il ponte detto di Tiberio (14 - 21 d.C.), che i riminesi hanno sempre considerato emblematici, tanto da volerli rappresentati fin dai Medio Evo nello stemma della città.
In quanto agli edifici civili cittadini la loro ricchezza è ben testimoniata soprattutto dai molti e straordinari pavimenti musivi, in maggioranza d'epoca imperiale, raccolti nel Museo ma in gran parte ancora in attesa di essere esposti.
Attualmente è visibile, oltre al lapidario, il solo settore riguardante il II e il III secolo dopo Cristo, cioè la piena età imperiale, inaugurato nel 2003. I reperti (vasellame in ceramica e in bronzo, monete, intonaci dipinti e mosaici, statue in marmo e statuette in bronzo, frammenti architettonici e scultorei) forniscono interessanti testimonianze sulla vita della città e sulle sue attività commerciali.
Riguardano l'anfiteatro, costruito sulla spiaggia, accanto al porto, nel II secolo d.C., i culti di età imperiale, il rapporto della città con ii mare. E soprattutto alcune splendide domus: come quella di Palazzo Diotallevi, caratterizzata da un grande mosaico pavimentale che reca ai centro la figura di Ercole e su un lato una originale scena con tre barche che stanno per giungere in porto (metà del II secolo d.c.); e come quella detta "del chirurgo" (II-III secolo d.C.), il cui scavo recente ha restituito, tra l'altro, un eccezionale corredo chirurgico-farmaceutico di più di 150 pezzi, "il più ricco e completo corredo medico conservatosi dall'etàromana" G.Ortam), interamente restaurato ed esposto.
Nel Museo sono stati ricostruiti a scopo didattico l'ambulatorio e il cubicolo del medico che esercitava ed abitava in questa casa, probabilmente distrutta da un incendio durante una delle prime scorrerie di barbari (intorno alla metà del III
secolo d.C.). I resti della domus del chirurgo, compresi i suoi pavimenti musivi, si trovano in piazza Ferrari, quindi in vicinanza del Museo; adeguatamente protetti da una apposita struttura, saranno presto visibili in loco.
Sulla vita che si svolgeva nelle case romane offrono ampi indizi i materiali minuti che vi sono stati trovati, dalle appliques
per mobili agli amuleti, dalle lucerne al vasellame in terracotta e in bronzo, da mensa e da cucina, dalle anfore e dai vetri agli oggetti per l'ornamento della persona e alle immagini degli dei tutelari. Per quanto riguarda la religiosità, sapratutto privata, sembra che a Rimini abbiano avuto una certa fortuna i culti dionisiaci, con Dioniso, Eros, Priapo e Sileno, di cui sono state rinvenute alcune immagini.
Nei piani primo e secondo dello stesso edificio sono ospitate le sezioni medievale e moderna del Museo della Città.
Testo tratto da:
Musei nella provincia di Rimini - Itinerari d'arte, storia e cultura
(Assessorati alla Cultura e al Turismo della Provincia di Rimini)