Museo della Città - Sezione Storico Artistica - Rimini (RN)

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Martedì 06 Gennaio 2009
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Museo della Città - Sezione Storico Artistica
 

via Luigi Tonini, 1

47900 Rimini (RN)


Recapito telefonico: Museo della Città - Sezione Storico Artistica 0541 21482
Numero fax: Museo della Città - Sezione Storico Artistica 0541 704410
Categoria: Provincia di Rimini Musei, Pinacoteche, Mostre -

Museo della Città - Sezione Storico Artistica
Rimini - Musei, Pinacoteche, Mostre

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 Rimini

Con le sue trentasei sale distribuite su due piani nel palazzo settecentesco che fu il Collegio riminese dei Gesuiti (e poi l'Ospedale Civile della città), la sezione "post classica" del Museo di Rimini costituisce la raccolta di opere d'arte e di storia più grande e importante della Provincia e una delle più importanti della Regione.
Vi sono riuniti dipinti e sculture, ceramiche e medaglie, iscrizioni e frammenti architettonici provenienti dalla città e dal suo territorio. Già all'inizio dell'Ottocento il Palazzo Comunale vantava alcune sale di rappresentanza ornate da dipinti e arazzi; ma il primo vero allestimento museale si ebbe solo nel 1924 nel primo piano dell'ex convento di San Francesco. Distrutto questo edificio dai bombardamenti del 1943-44, dopo varie sistemazioni provvisorie e sempre parziali il materiale è stato collocato nell'attuale sede, appositamente acquisita e restaurata, a cominciare dal 1990. Ora si sta lavorando al completamento della sezione archeologica e a quella dell'alto Medio Evo, e si sta approntando il restauro di un edificio attiguo che sarà dedicato all'arte contemporanea, mentre si attende l'arredo definitivo delle sezioni medievale e rinascimentale. Ma intanto una gran parte delle opere è visibile secondo una distribuzione razionale che cerca di contemperare le esigenze della cronologia con quelle della tipologia.
Il percorso si apre con una serie di frammenti architettonici medievali (fra cui quelli di un grande portale romanico), ceramiche e monete di età comunale, e con un grande affresco trecentesco raffigurante il Giudizio Universale.
Quest'ultimo, collocato in un'ampia sala attrezzata per conferenze (e detta "sala del Giudizio"), proviene dalla chiesa agostiniana di San Giovanni Evangelista, dove occupava la parte frontale della navata. È una delle opere più antiche (c. 1310) e importanti della "scuola riminese del Trecento", attiva nella prima metà di quel secolo in tutta l'Emilia Romagna, nelle Marche e nel Veneto. Influenzata e in un certo senso formata dall'esempio di Giotto, che alla fine del Duecento aveva lavorato a Rimini per i Francescani (nel "Tempio malatestiano" esiste ancora un suo superbo Crocifisso), produsse opere eccellenti ora sparse nei maggiori musei del mondo. Il Museo riminese possiede opere di Giovanni, di Giuliano e di Pietro da Rimini, i tre maggiori pittori della "scuola".
Lo sviluppo della "scuola riminese" coincise con l'ascesa al potere dei Malatesti, una famiglia che dall'inizio del Trecento alla fine del Quattrocento ha signoreggiato sulla città ed esteso i suoi domini sulle Marche e su gran parte della Romagna. Stemmi e iscrizioni in pietra riguardano questa famiglia e specialmente Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468), cui si debbono il castello ("Castel Sismondo") e il celebre "Tempio malatestiano". Nel Museo è conservata quasi l'intera serie di medaglie malatestiane fuse per lui dal Pisanello e da Matteo de' Pasti, tra i massimi capolavori di quest'arte che va considerata una vera invenzione rinascimentale, e un Giovane portastemma di Agostino di Duccio proveniente dal "Tempio malatestiano", come la tavola con la Pietà dipinta da Giovanni Bellini verso il 1470, che è da considerare il vero gioiello del Museo. Alla famiglia di un nipote di Sigismondo, Pandolfo IV Malatesta, ultimo dei signori di Rimini, si deve invece la commissione a Domenico Ghirlandaio della grande pala raffigurante i santi Vincenzo, Rocco e Sebastiano venerati dai personaggi della famiglia Malatesta (1493-96). Si trattò dell'ultimo importante arrivo di opere d'arte nella città malatestiana; dei pochi artisti riminesi attivi altrove in questo secolo, come Giovan Francesco e Lattanzio da Rimini, il Museo espone poche opere, insieme a tavole di altri pittori romagnoli.
Nel Cinquecento Rimini perse gran parte del suo prestigio e appartenne al Valentino e ai Veneziani prima di rientrare sotto il diretto dominio dello Stato della Chiesa (1509).
Tuttavia anche il Cinquecento vide la realizzazione di alcune importanti opere architettoniche ed urbanistiche e l'arrivo di capolavori: dovuti a Giorgio Vasari (nell'abbazia di Scolca e in San Francesco, 1547 e 1548) e a Paolo Veronese (nella chiesa di San Giuliano, 1587-88), oltre che a buoni artisti minori come Marco Marchetti e Nicolò Frangipane (di cui il Museo espone alcune opere).
Più interessante dal punto di vista artistico ci appare il Seicento, non solo per la notevole importazione di opere d'arte dal Veneto (come due stupendi quadretti di Francesco Maffei) e da Bologna (come alcuni capolavori di Simone Cantarini e del Guercino) ora conservati nel Museo, ma per l'attività di due grandi pittori locali: Guido Cagnacci (1601-1663) e Giovan Francesco Nagli, detto il Centino (c. 1605-1675). Del primo il Museo possiede opere giovanili di grande suggestione (come il Sant'Antonio Abate e La vocazione di san Matteo) e alcune opere della maturità (come una Cleopatra e un bellissimo Ritratto di monaco medico, entrambi di recente acquisizione); del secondo alcune tele di media dimensione e alcune pale che ne rappresentano bene lo stile asciutto e devoto. Al Seicento appartiene una eccezionale serie di arazzi proveniente dal Palazzo Comunale che ha per soggetto le Storie di Semiramide, tessuta nell'atelier di Michiel Wouters ad Anversa intorno alla metà del secolo.
Nelle sale degli arazzi è esposta una collezione di cinquantaquattro ceramiche depositata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini,con pezzi in gran parte di fabbriche locali databili fra il XIV e il XIX secolo.
Una intera sala è dedicata alle nature morte, con dipinti del Sei e Settecento fra cui spiccano quelli del frate-pittore riminese Nicola Levoli(1729-1801) e del faentino Giovanni Rivalta (1756-1832). Il Settecento ci ha lasciato molte opere di artisti bolognesi e riminesi: fra tutte meritano di essere particolarmente notati quattro affreschi con Angeli musicanti di Vittorio M. Bigari (1722), staccati nel 1917 dalla volta del presbiterio della chiesa di San Giovanni Evangelista, detta di Sant' Agostino.
Dell'Ottocento il Museo conserva opere del pittore Guglielmo Bitancioni, dello scultore Romeo Pazzini e di qualche altro artista locale; e del Novecento espone provvisoriamente un'ampia serie di autoritratti dei modesti pittori locali.
Infine una saletta con stampe riguardanti vedute della città nel XVII-XIX secolo e due ampie gallerie, una detta "dei Ritratti", l'altra "degli Stemmi", completano il Museo, che al piano terra possiede una sezione adibita ad esposizioni temporanee e sale per la didattica, e inoltre due sale con opere di grafica e affiches del celebre RenéGruau, nome d'arte del riminese Renato Zavagli Ricciardelli (1909-2004).


Testo tratto da:
Musei nella provincia di Rimini - Itinerari d'arte, storia e cultura
(Assessorati alla Cultura e al Turismo della Provincia di Rimini)

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