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Rimini
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L’attuale chiesa cattedrale di Rimini viene comunemente chiamata “Tempio malatestiano”, con una denominazione entrata in uso nel Settecento: Tempio sta per chiesa ed è un ricalco, più che una traduzione, di Templum, termine costantemente usato nel latino umanistico; malatestiano sta a ricordare, e in un certo senso a celebrare, la famiglia signorile alla quale apparteneva quel Sigismondo Pandolfo Malatesta che, intorno alla metà del Quattrocento, ha profondamente trasformato la costruzione dandole le solenni forme rinascimentali che ancor oggi la caratterizzano e che ne fanno un capolavoro e un “edificio simbolo” dell’Umanesimo.
Ma la sua storia non è solo quattrocentesca e umanistica, né solamente legata alla famiglia dei Malatesti; è lunga ed è stata tormentata da modifiche e da distruzioni: da appena due secoli (dal 1809) è Cattedrale con il titolo di Santa Colomba; prima, per più di un mezzo millennio, è stata una chiesa francescana (conventuale) dedicata a San Francesco, e prima ancora una chiesa benedettina (pomposiana) dedicata alla Madonna (Santa Maria in Trivio).
L’antica cattedrale di Rimini sorgeva accanto ai palazzi comunali e a Castel Sismondo (sull’attuale piazza Malatesta).
Era stata fondata intorno al VI secolo e originariamente aveva la conformazione di una basilica bizantino-ravennate.
Soppressa da Napoleone (1797) e trasformata in caserma, è stata demolita nei primi decenni dell’Ottocento.
L’impronta malatestiana è forte in tutte le parti quattrocentesche dell’edificio, segnato da elementi araldici, da iscrizioni e sigle (“SI”) malatestiane. A questa impronta e allo sfoggio di forme classiche e di citazioni erudite l’edificio deve la sua fama di “Tempio pagano”, accolta e ampliata da Pio II, che fra i molti - veri e presunti - misfatti di Sigismondo incluse anche questa costruzione.
In realtà si tratta di un primo, inedito tentativo di dare forme classiche a un edificio cristiano e a raffigurazioni plastiche di significato tradizionalmente cristiano: infatti anche le immagini apparentemente più profane, quelle che esprimono la bellezza e la perfezione del firmamento (i pianeti e i segni dello zodiaco) e il lavoro dell’uomo (le arti liberali) erano ben presenti nelle chiese cristiane fin dall’epoca alto medievale: ma certamente mai erano state raffigurate in forme così fantasiose e nello stesso tempo così cariche di richiami all’antichità.
Dopo la caduta di Sigismondo Pandolfo Malatesta i Francescani dovettero con le loro sole forze completare alla meglio l’edificio. Dopo la soppressione dei Francescani e la distruzione dell’antica cattedrale di Santa Colomba, per ordine di Napoleone il titolo di cattedrale passò al Tempio malatestiano (1809).
Durante la seconda guerra mondiale l’edificio è stato colpito più volte da numerose bombe che l’hanno scoperchiato e hanno distrutto l’abside, le cappelle settecentesche, le sagrestie e l’antica suppellettile liturgica, frantumato balaustre e altari, danneggiato alcuni bassorilievi e il paramento esterno. Anche il convento francescano adiacente al Tempio, allora in gran parte adibito a Museo Civico, è stato distrutto.
La ricostruzione e i restauri, resi possibili anche da un consistente contributo del “Comitato americano per il restauro dei monumenti”, si sono conclusi con la riconsacrazione avvenuta nel 1950.
In occasione dell’Anno Giubilare - che ha coinciso con il 450° anniversario di fondazione ufficiale dell’edificio e con il 50° della sua ricostruzione postbellica - un nuovo generale restauro, eseguito con il concorso dello Stato e della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ha restituito al Tempio l’antico decoro e ha permesso il parziale recupero dell’originaria policromia.
A conclusione dei restauri l’area celebrativa è stata adeguata all’uso liturgico secondo le norme canoniche, e il vecchio altare maggiore settecentesco (proveniente dalla distrutta chiesa dei Teatini) è stato collocato nell’ultima cappella di destra, che già accoglieva un bel monumento neoclassico (opera di Giacomo De Maria, 1828).
Nel 2002 la cattedrale di Rimini è stata insignita del titolo di Basilica.
Testo tratto da:
Il Tempio Malatestiano
(Assessorato al Turismo della Provincia di Rimini)